L’interruzione volontaria della gravidanza: IVG

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La donna oggi ha molti diritti ed è importante sapere quali sono per esercitarli correttamente e fare scelte consapevoli.

Ci sono casi dove la gravidanza non può essere portata avanti, e si decide di interromperla.

A tutela di questa difficile e dolorosa decisione c’è la legge 194 del 22 maggio 1978.

L’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), secondo legge, può essere praticata entro i primi 90 giorni di gestazione:

  • se la gravidanza causa circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comportano un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

La donna deve  rivolgersi ad un consultorio pubblico o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Articolo 5 sottolinea l’importanza del Consultorio familiare e dei professionisti sanitari nel sostegno alla donna durante la scelta:

“Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.

Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza.

Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza.

Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.”

Per le situazioni particolari, l’articolo 6 della legge 194 afferma che si può ricorrere all’IVG anche dopo i primi 90 giorni, nei casi seguenti:

  • quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Nel caso delle donne minorenni è necessario il consenso del tutore che esercita la potestà. Tuttavia la legge 194 tutela anche queste situazioni.

L’articolo 12, afferma:
“…nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.

In caso d’ infermità mentalità: l’articolo 13 afferma che la richiesta per l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni o dopo può essere presentata:

  • dalla donna personalmente
  • dal tutore
  • dal marito non tutore, che non sia legalmente separato.

Quando si parla di IVG, inevitabilmente si parla anche di: obiezione di coscienza.

L’articolo 9 della legge 194 afferma:

“il personale sanitario ed esercente le attività ausiliare non è tenuto a prendere parte … agli interventi per l’interruzione di gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione…L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”

 

Concludendo:

Ogni donna ha diritto di scegliere ciò che è meglio per lei ed ha il diritto ad essere assistita nel rispetto della sua persona e della sua dignità.

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